LE NOTTI BIANCHE- DOSTOEVSKIJ

“Il sognatore, se è necessaria una sua definizione dettagliata, non è un uomo, ma, sapete, una sorte di essere di genere neutro. Il più delle volte si stabilisce da qualche parte in un angolo inaccessibile, come se vi si volesse nascondere persino della luce del giorno, e, quando vi entra, aderisce al suo angolo come una chiocciola o, per lo meno, sotto questo aspetto assomiglia molto a quel interessante animale che è al tempo stesso l’animale e la sua casa, e viene chiamato tartaruga.”

Il romanzo si sviluppa in quattro notti e un mattino nella città di Pietroburgo. Il titolo indica le notti soleggiate tipiche della stagione estiva in molti Paesi del nord. Sotto alla luce soffusa della notte, hanno luogo gli incontri tra il sognatore e Nasten’ka. Il protagonista è solito passeggiare alla stessa ora ogni sera e, durante le sue passeggiate, i vecchi edifici di Pietroburgo assumono un aspetto fantastico, quasi onirico.

Una di queste notti incontra Nasten’ka, una fanciulla misteriosa e inquietante. Piange appoggiata al parapetto del canale. Il sognatore non ha il coraggio di parlarle, ma quando un malintenzionato sembra volerla importunare, si fa avanti per aiutarla. Se lei in un primo momento sembra spaventata, dopo il suo gestoinizia a fidarsi di lui e promette di raccontargli tutta la sua storia la notte successiva soltanto se lui le promette di non innamorarsi.

Dal primo istante in cui il protagonista vede Nasten’ka, la figura di lei viene idealizzata al punto tale che solo dopo aver iniziato la conversazione la notte successiva, il sognatore si ricorda di non conoscere il suo nome, come se, in certo senso, lui non avesse bisogno di un nome perché la donna nella sua mente era talmente perfetta che il nome passasse in secondo piano.

Lui si apre a lei come non aveva mai fatto, le rivela le sue inquietudini, le sue illusioni e la sua difficoltà a relazionarsi con gli altri.

Lei omette un evento accaduto anni addietro, quando aveva l’età di quindici anni, un errore da lei commesso e che ha portato la nonna cieca a tenerla legata sé con una spilla per non permetterle di allontanarsi. La stessa nonna che vuole cercarle ora un marito tra i giovani inquilini della mansarda. Nasten’ka rivela che le lacrime della notte precedente erano proprio per lui, un inquilino che l’anno precedente era partito per fare fortuna e aveva promesso che se al suo ritorno lei fosse stata ancora innamorata di lui, l’avrebbe sposata. Ma, passato l’anno, lui non si è ancora fatto sentire e lei lo aspetta invano perché pensa che lui si sia dimenticato di lei.

Nasten’ka non è acculturata, il suo linguaggio è semplice e rivela un animo semplice, quello del protagonista è complesso, poetico e filosofico in molti punti e rivela la sua natura di sognatore.

Anche Nasten’ka è una sognatrice, ma lei sogna solo qualcuno che la porti via dalla sua condanna, da quel legame opprimente impostole dalla nonna, infatti si innamora di un uomo nel quale vede una via di fuga, il quale le promette di tornare a prenderla e rimane legata a quella promessa. L’immagine di lei che aspetta l’amato sembra quasi un’immagine presa dalla letteratura classica.

Il nostro sognatore, invece, sogna qualcuno che possa comprendere i suoi tormenti. Lui non è innamorato di Nasten’ka, ma dell’idea che ha di lei. È innamorato della Nasten’ka in lacrime sul parapetto del canale, perché in quel momento Nasten’ka rappresentava lui stesso, ma il motivo per cui Nasten’ka piangeva non coincideva con l’angoscia che quella sera aveva colpito il protagonista.

Nell’ultima notte i sogni dei due sembrano quasi essersi realizzati, il mattino seguente, però, il sognatore verrà riportato alla realtà e ogni angolo, ogni persona di Pietroburgo avranno riacquistato la loro vera forma, abbandonando per sempre quella onirica.

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-Vollmond

THE NOISE-EDITORIALE COSMO. Il rumore della fine.

The Noise è una serie creata da Pietro Gandolfi e Nicola Genzianella. Ai disegni troviamo lo stesso Nicola Genzianella ed altri come Andrea Cucchi e Paolo Antiga che hanno contribuito ai disegni dei vari capitoli.  Il titolo fa parte della Serie Nera dell’Editoriale Cosmo e si propone come un storia completa di 160 pagine in b/n.

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La storia si suddivide tra capitoli e interludi ed è abbastanza semplice e al tempo stesso misteriosa. Un suono continuo, insistente e molto fastidioso lacera l’aria e si diffonde in ogni dove portando cambiamenti profondi in animali e persone. Molti, a causa di questo suono, si tramutano in belve assassine assetate di sangue, capaci di commettere i crimini e gli omicidi più efferati. Nessuno ha idea di quale sia la sorgente di questo suono, che si propaga in ogni dove e con la stessa intensità. Fortunatamente, non tutti risentono degli effetti catastrofici di questo rumore, pare che alcuni resistano più a lungo di altri, altri ancora, pur accusando un forte fastidio ai timpani, pare che ne siano immuni.

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Nel fumetto sono raccontate più storie riferite a più personaggi che vivono in 3 città diverse. L’autore vuole farvi affezionare volutamente ai personaggi raccontando in maniera sintetica alcuni trascorsi della loro vita, in questo modo sarete molto più interessati a conoscere il loro destino. Devo dire che ci riesce bene perché tutto ciò non stona con la narrazione ma la arricchisce.

Perciò conoscerete Morgan, che si trova nella sala d’attesa dell’ospedale perché la moglie Sarah ha partorito da poco, la giovane e insicura Bree invaghita del misterioso e solitario Bruce, l’adolescente Denise che porta compagnia all’amico Joy che viene scansato da tutti perché terribilmente sfigurato, ed infine, nella trama abbiamo anche un efferatissimo serial killer. Quest’ultimo vaga alla ricerca di qualcuno e, quando il suono invaderà l’aria, non ne subirà gli effetti e penserà addirittura che questo rumore lo guiderà facendogli compiere il suo destino.

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Il fumetto si presenta come una storia completa, ma che in realtà completa non è. Il finale infatti non è affatto conclusivo e lascia parecchi dubbi e domande. Tuttavia, la scritta finale “Fine del primo ciclo” lascia intendere che ci sarà una continuazione, ed è quello che avverrà ma non si sa ancora quando.

E’ un horror splatter e vedrete molto sangue e scene molto crude perciò consiglio la lettura agli amanti del genere e a chi non è facilmente impressionabile e vuole cimentarsi nella lettura di qualcosa di più crudo.

Compra il fumetto qui.

VOTO: 7/10

Alla prossima,

Arwen

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A DANGEROUS METHOD-RECENSIONE

A Dangerous Method è un film storico-biografico diretto da David Cronenberg e interpretato da Keira Knightley, Michael Fessbender e Viggo Mortensen.

La storia si apre nella Zurigo del 1904 con l’internamento nell’ospedale di Burghölzli della diciottenne russa Sabina Spielrein, affetta da una grave forma di isteria. Sabina viene presa in cura dal giovane dottor Jung che prova a mettere in pratica le teorie della sessualità di Freud e la tecnica delle “libere associazioni” per poter curare la paziente.

Il film approfondisce l’evoluzione delle teorie freudiane e il rapporto tra Freud e Jung fino ad arrivare alla loro rottura. Lo spettatore viene a trovarsi, inoltre, di fronte alle due facce apparentemente lontane della psiche maschile e femminile. Vediamo contrapporsi due modelli di comportamento per entrambi i sessi che a un primo sguardo sembrano distanti, ma entrambi nascono dalla stessa radice: le convenzioni e la società.

La vita di Jung, a un certo punto, si intreccia con quella di Otto Gross, un medico psichiatra divenuto paziente del protagonista in seguito alla sua tossico-dipendenza e alla sua mancanza di inibizione sessuale. Jung, al contratrio, cerca in ogni modo di soffocare la sua attrazione e i suoi sentimenti nei confronti di Sabina, con la quale nel corso della terapia si è creato un profondo legame anche grazie all’interesse di lei nel campo medico. Quando, però, divampa la passione tra i due, Jung cerca in ogni modo di tenerla nascosta, anche a costo di far passare lei per visionaria e bugiarda.

Jung si trova combattuto tra la sua vita coniugale e questa passione, quasi proibita. Si potrebbe quasi dire che lui invidi il modo disinvolto con cui Otto vive la propria poligamia, lui non si cura di avere più figli con donne diverse, sembra non sentire il peso che le convenzioni esercitano sull’individuo.

Usando i termini della psicanalisi, mi permetterei di definire Otto come l’Ombra di Jung, la parte più nascosta della sue mente, quella che allo stesso tempo lo spaventa e lo affascina.

Jung e Otto

Lo stesso discorso si potrebbe fare per le due figure femminili che predominano nel film: Emma Jung e Sabina Spielrein. La prima è una rispettabile donna della ricca aristocrazia svizzera, moglie e madre. La seconda è un’ebrea russa con disturbi mentali. Ma a cosa è dovuta la sua malattia? Ed Emma è davvero così equilibrata? Come direbbe Freud stesso: no. Nessuno può definirsi realmente in equilibrio poiché tutti siamo costantemente combattuti da forze opposte: la morale sociale e i nostri desideri inconsci. Si può capire come Emma sia in continua ansia per il suo matrimonio sin dall’inizio del film. Ci troviamo davanti a una donna che cerca in ogni modo di compiacere il proprio marito perchè pensa che quello sia il suo compito, si sente in colpa persino per aver partorito un giorno dopo Natale, usa i suoi soldi per permettere al marito di vivere al meglio e permettergli di proseguire i suoi studi in tranquillità, senza preoccupazioni. è pronta a sacrificare ogni suo interesse per la felicità del marito, anche la propria di felicità come si vedrà alla fine. Emma è vittima delle proprie paure tanto quanto Sabina, mentre una sopprime ogni suo piacere e desiderio per conformarsi ai canoni della società, l’altra si lascia travolgere dai propri desideri senza riuscire a controllarli, ma vergognandosi di essi perché ritenuti immorali. Solo dopo la “terapia delle parole”, solo dopo essere riuscita a parlarne con il proprio psicoterapeuta, aver accettato la propria natura ed essere riuscita a ricostruire se stessa, acquista un nuovo equilibrio. Jung la definisce un “catalizzatore”, lei ha la capacità di velocizzare gli eventi: grazie a lei nasce l’amicizia tra Jung e Freud, a causa della loro relazione Jung è costretto a lasciare il posto all’ospedale prima del dovuto e per la stessa ragione i rapporti con Freud si incrinano, inoltre, dopo la loro rottura definitiva pian piano Jung ha un crollo nervoso che per un po’ lo porta ad abbandonare la propria professione.

Emma e Sabina

Un’altra figura importante e altrettanto importante è il padre della psicoanalisi: Freud. Considerato da sempre una delle più autorevoli figure della filosofia del ‘900 e definito un “filosofo del sospetto”, nel film ci viene mostrato come un uomo ricco di carisma, di acuta intelligenza e intuito, ma allo stesso tempo umile, pieno di incertezze e paure, quindi umano.

Ogni volta in cui Freud si incontra con il suo allievo più giovane, anche su di lui grava il peso della società. Egli non riesce a non fare il confronto tra la propria posizione e quella di Jung. Jung è ariano, mentre Freud è ebreo; Jung è ricco e Freud deve fare fronte alle ristrettezze economiche. Freud non può permettersi errori nel campo psicoanalitico perché ha scoperto qualcosa di nuovo e, come tutte le cose nuove, ciò che ha scoperto non è accettato dalla società. In molti aspettano un solo accenno di passo falso per rovinarlo. Jung, invece, naviga in porti sicuri grazie al denaro della moglie e non ha paura di esplorare nuovi campi, anche se questi non hanno apparentemente nulla di scientifico, anche se per farlo deve mettersi contro al padre della nuova scienza.

Freud e Jung

Il film, pertanto, ci mostra due tipi di conflitto: quello tra individuo e società e quello tra padre e figlio. Gli interpreti si sono calati al meglio nelle parti. In particolare, ho apprezzato Keira Knightley nei panni di Sabina Spielrein, ha saputo interpretare al meglio la malattia del suo personaggio perché anche dopo la “guarigione” sono ancora visibili le cicatrici di quella malattia che non potrà mai realmente guarire perché la mente, a differenza del corpo, assorbe ogni colpo e se uno a volte lo si può far tornare com’era, l’altra è segnata per sempre.

Sabina e Jung

Alla prossima, Vollmond.

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CHOOSE, READ, REVIEW- “LA RAGAZZA DEL TRENO”

Bentornati! Oggi per voi la recensione de “ La ragazza del treno” bestseller del  di Paula Hawkins il quale ha avuto sempre più successo tanto da realizzare un adattamento cinematografico ispirato alla storia del romanzo.

Ma prima di entrare nel vivo della recensione, diamo uno sguardo alla trama…

TRAMA: La vita di Rachel non è di quelle che vorresti spiare. Vive sola, non ha molti amici ed ogni mattina prende lo stesso treno che la porta alla grigia periferia londinese e al suo grigio lavoro. Ma negli ultimi tempi la situazione è cambiata. Dopo un matrimonio andato e male ed un conseguente divorzio, Rachel sprofonda nell’alcolismo e nella depressione. Nel frattempo il suo ex marito, Tom, sposa Anna, l’amante di Rachel al tempo di matrimonio, dalla quale ha anche una figlia. Rachel non riuscendo a gestire la situazione perde molto spesso il controllo di se stessa e viene licenziata dal suo lavoro. Nonostante il licenziamento, si ostina ogni giorno a prendere lo stesso treno che la porta a Londra per non dare nell’occhio della sua coinquilina. Durante il tragitto, le piace guardare fuori dal finestrino e fantasticare sulle case e sulle persone che osserva. In particolare le piace fantasticare su una coppia, la quale vive nella casa vicina alla sua vecchia casa dei tempi del matrimonio. Poi accade l’impensabile e Rachel sarà costretta a risolvere l’inquietante mistero che vede la scomparsa di una donna, la stessa donna che viveva nella casa sulla quale lei tanto fantasticava.

In questo libro di genere principalmente thriller ma dalle sfumature sentimentali e drammatiche, Paula Hawkins mette a crudo il genere giallo psicologico riscoprendo una sorprendente visione delle regole classiche e metriche che il genere impone. La narrazione in terza persona è molto particolare. Ogni capitolo si presenta come la pagina di un diario attraverso il quale ogni protagonista racconta la sua versione della storia e delle vicende narrate. Non potremmo definirla una narrazione in prima persona in quanto è l’intreccio di tre narrazioni distaccate e distanti tra loro a rendere la storia un filone logico continuativo. In poche parole, il romanzo non potrebbe esistere se mancasse anche solo una delle narrazioni del diario. È strabiliante come Paula Hawkins sia riuscita, incredibilmente, a mantenere un complesso logico continuo e costante in una scelta narrativa decisamente azzardata ed in una storia delicata e drammaturgica come quella del romanzo. I protagonisti sono descritti in maniera paradossalmente approfondita e minuziosa, ogni lettore può tranquillamente avere un immagine fissa o uno schema mentale del personaggio di cui si sta leggendo. Il registro linguistico rimane medio- basso con un una scelta lessicale che rende l’intero romanzo scorrevole e veloce senza particolari intoppi narrativi o consequenziali. La storia è rivolta principalmente ad un pubblico giovane pertanto non vi sono particolari schemi metrici o un utilizzo smodato di figure retoriche, tutto rimane molto leggero ma descritto in maniera dettagliata seppur con aggettivi all’ordine del giorno per ognuno di noi.  Come detto precedentemente, l’autrice mette a nudo il genere thriller svincolandolo da tutte quelle regole intrinseche che il genere stesso richiede e richiama. Non è sbagliato facilitare un testo se rivolto prevalentemente a giovani lettori ma non è neanche una scelta particolarmente azzardata o intrigante, permette al lettore di avere una visione migliore degli avvenimenti. Ciò va però in contrasto con l’utilizzo della terza persona interna incrociata come narrazione continua. Consiglio il romanzo soprattutto a ragazzi alle prime armi con il genere e che vogliono approcciarsi in maniera lenta e graduale o a chi vuole leggere un romanzo scorrevole senza rinunciare necessariamente ai forti colpi di scena o alle descrizioni concitate ed emozionanti.

Il libro è composto da 306 pagine ripartite in più capitoli non numerati. L’edizione più recente è quella ristampata nel 2016 nella quale cambia soltanto la copertina che è tratta dal film. Nel 2016 è stato girato un adattamento cinematografico basato sul libro, se volete una recensione su questo film lasciate un commento sotto l’articolo.

Potete acquistare il libro a questo link.

Vi saluto e vi ricordo di seguirci anche sui nostri canali social per rimanere sempre aggiornati sugli ultimi articoli pubblicati! Ci vediamo alla prossima recensione!

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-Simone

 

DIRK GENTLY-Agenzia di investigazione olistica (1°stagione)

La serie targata BBC America e distribuita da Netflix è stata ispirata dai romanzi che scrisse Douglas Adams su Dirk Gently, uno stravagante personaggio immaginario, protagonista delle avventure investigative più disparate e strampalate. Alla regia Max Landis che non segue le storie come scritte da Adams, ma le stravolge e le riadatta dando un’impronta diversa al celeberrimo personaggio, quindi un’impronta discrepante dalla versione classica alla quale sono abituati i lettori dei libri. Nonostante ciò, il risultato non è affatto malvagio.

Dirk Gently è uno stravagante detective olistico che basa i suoi metodi investigativi esclusivamente sulla teoria che tutte le cose sono collegate e interconnesse e riconducono a un disegno più grande. Diciamo che più che andare dove lo porta il cuore, Dirk va dove lo porta il suo intuito o il caso. Da ciò potete desumere che ne vedrete delle belle, e infatti sarà così.

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Nella serie Dirk viene interpretato dal britannico Samuel Barnett e viene affiancato da Elijah Wood nel ruolo di Todd Brotzmann. Todd è un fattorino ed ha una vita già incasinata di suo, perciò l’incontro con Dirk Gently non farà che peggiorare le cose, o forse no. Todd si dimostra fin da subito riluttante a diventare l’assistente del folle detective soprattutto dopo aver perso il lavoro perché si è imbattuto, per puro caso (o forse no), in una scena di omicidio proprio nell’hotel in cui lavora. Il povero Todd ben presto dovrà ricredersi e ritornare sui suoi passi perché si renderà conto che questa storia lo coinvolge più di quanto pensa.

La nuova coppia formata dall’eccentrico Dirk Gently e Todd Brotzmann si ritroverà perciò ad indagare sulla risoluzione di un omicidio che da subito appare insensato e misterioso. L’omicidio coinvolge Patrick Spring, un uomo ricco e potente, e, a complicare la situazione, si aggiunge anche la scomparsa dalla figlia di Patrick, la giovane Lydia.

La trama coinvolge altri vari personaggi, tra i più importanti ci sono sicuramente Amanda Brotzmann, la sorella di Todd gravemente malata di “paralibulite” una malattia che le causa delle allucinazioni periodiche molto terrificanti che lei percepisce come reali, Farah Black la guardia del corpo di Patrick Spring che collaborerà con Dirk e Todd per ritrovare Lydia, Bart Curlish un’assassina olistica che ha molte cose in comune con Dirk Gently.

L’avventura di Dirk e Todd si districherà tra intrighi e misteri insensati, tra personaggi “strani” come il Trio Chiassoso, tra labirinti a prova di morte, tra viaggi nel tempo, tra enigmatici esperimenti governativi e simpatici quanto bislacchi animali!

L’intera narrazione si svolge in 8 episodi ed è leggermente ingarbugliata, tanto che, nei primi episodi ho fatto un po’ di fatica a seguire bene tutti i filoni narrativi. Successivamente diventa tutto più chiaro, e scoprirete che tutto è in qualche modo collegato e interconnesso e ciò che prima vi sembrava sconclusionato, in realtà, ha un senso.

Insomma, una storia incredibile che riuscirà ad ammaliarvi o comunque ad incuriosirvi, ma soprattutto, riuscirà a farvi sorridere con la moltitudine di scene e battute comiche e grottesche. La fine di questa stagione vi lascerà un po’ perplessi e curiosi di sapere cosa accadrà e come si svilupperanno le vicende successive. I personaggi sono tutti caratterizzati molto bene e tutti gli attori, a mio parere, sono riusciti in una buona performance.

E’ tutt’ora in corso la produzione della seconda stagione che sarà composta da 10 episodi e dovrebbe andare in onda già quest’anno in America. Noi la aspettiamo con impazienza e curiosità!

VOTO: 8,5/10

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Fatemi sapere se conoscevate già il personaggio di Dirk Gently e la sua rivisitazione in questa serie tv!

Alla prossima,

Arwen

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LET’S WATCH IT!- “IL GRANDE GATSBY”

Bentornati e benvenuti sulla nuova rubrica “Let’s Watch It!”. Inauguro questa rubrica parlandovi di un fil che mi ha colpito per la sua struttura, per il suo spessore e per l’interpretazione da parte degli attori. La recensione di oggi è su…

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“IL GRANDE GATSBY” di BAZ LUHRMANN

Cast: Leonardo di Caprio, Toby Maguire, Carey Mulligan…

TRAMA: La storia è ambientata nell’inverno del 1929. Lo scenario si apre col protagonista principale della storia, un veterano della prima guerra mondiale dal nome Nick. Attualmente Nick si trova in cura presso una clinica psichiatrica a seguito di un crollo nervoso e di numerosi problemi di alcolismo. Nick è da sempre stato un bravo narratore e sotto la spinta del suo psichiatra, tale Walter Perkins, inizia a narrare e successivamente anche a scrivere degli eventi che lo hanno portato all’alcolismo. Ma nessuno immaginava mai cosa Nick stesse per raccontare. Il lungo flashback cinematografico ci riconduce  all’estate del 1922. Nick si era da poco trasferito nel quartiere di Long Island per poter lavorare come agente di borsa nella famigerata Wall Strett a seguito della laurea presso la Yale University. Nick, si trasferisce in una piccola casa vicino al porto di West Egg, un quartiere di Long Island, proprio accanto al sontuoso palazzo di Jay Gatsby, noto proprietario terriero e magnate del tempo il quale ogni fine settimana tiene delle sfarzose feste nel suo palazzo, feste alle quali possono entrare tutti senza un particolare invito. Ma la peculiarità di Nick è proprio questa, lui aveva ricevuto un messaggio da Gatsby che lo invitava ad unirsi ad una delle sue feste. Nessuno aveva mai visto Gatsby, nessuno sapeva della sua identità. Molti addirittura pensavano fosse un personaggio immaginario, quasi una leggenda metropolitana. Fu proprio Jay Gatsby, però, a presentarsi a Nick in una delle sue feste. Con la scusa della gentilezza del buon vicinato, Gatsby riesce a diventare ben presto amico del giovane Nick il quale riesce finalmente a capire perché Gatsby lo avesse attirato a sé. Prima che la guerra iniziasse e gli americani fossero chiamati al fronte, Gatsby aveva una relazione con la cugina di Nick, Daisy Buchanan che, dopo la partenza di Gatsby al fronte, era stata costretta dalla famiglia a sposarsi con Tom Buchanan, un buon partito per la ragazza.  Gatsby tornato dal fronte viene a sapere della notizia e decide di allontanarsi da Daisy, continuandola però ad amare. Cosicché chiese a  Nick di organizzare un incontro segreto tra i due amati all’ora del tè. Questo incontro va a segno di Gatsby che riesce a riavvicinarsi alla sua amata. I due però non avevano ancora risolto il problema di Tom, marito di Daisy, che ormai sospettoso della relazione della moglie con l’aitante magnate invogliava costantemente Daisy a partire con lui. I due amanti si rivelarono in un giorno di mezza estate, Tom seppur pieno di collera e rabbia per il tradimento della moglie acconsentì a lasciarli andare. Durante il tragitto, però, l’auto di Gatsby investì la moglie dell’amante segreta di Tom, tale Mirtha. Tom venne a sapere della morte dell’amante e si precipitò immediatamente sul posto dove trovò il marito di Mirtha furente. Tom non aveva ancora accettato il tradimento della moglie e dopo aver ascoltato la descrizione dell’auto, indico subito Gatsby come proprietario. Vendetta fu fatta e senza aspettare ne denunciare nulla, il marito di Mirtha si recò alla villa di Gatsby dove lo uccise sparandolo al petto mentre era indifeso e girato di spalle nella piscina. Solo dopo si scoprì che l’auto, al momento dell’incidente era guidata da Daisy e che quel giorno Daisy e Gatsby sarebbero dovuti fuggire insieme per vivere la propria relazione liberamente.

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Il film è il quarto adattamento cinematografico del romanzo omonimo di Francis Scott Fitzgerald. Sia all’interno del film che all’interno del libro il personaggio di Nick rimane il più emblematico, che l’autore abbia voluto immedesimarsi all’interno del personaggio rimarrà per noi ancora un mistero. Le scenografie sono eccezionali e curate nei minimi dettagli. I colori prevalenti all’interno del film sono l’oro ed il verde, al quale è associato un particolare significato. Il verde rappresenta per Gatsby il colore della speranza. Il verde dall’altra parte del molo è per Gatsby come un segno, la sua amata che lo avvisa che lei c’è ancora e lo aspetta impazientemente. In generale tutto il film assume un atmosfera particolarmente cupa e misteriosa, il verde e l’oro precedentemente citati spiccano particolarmente su scenari molto scuri o tendenti principalmente sul grigio tenue ma costante per tutte le scene. Nonostante sia un adattamento cinematografico, il film richiama perfettamente molti dettagli presenti nel libro e sicuramente non sminuisce la storia che rimane concitata ed emozionante. L’interpretazione da parte degli attori è stata strabiliante ed emozionante al tempo stesso. Leonardo di Caprio riesce a sopperire totalmente il ruolo di personaggio principale di Tobey Maguire diventando il vero protagonista indiscusso della pellicola. La nonchalance degli atteggiamenti, le scenografie ed i costumi curati alla perfezione fanno di questo film un fiore all’occhiello della produzione cinematografica contemporanea. Ma un occhio di riguardo particolare va alla colonna sonora del film. Lana Del Rey ha saputo deliziare ed ammaliare lo spettatore con la sua voce dai toni particolarmente soavi ed eleganti. Nonostante lo spessore del testo e della musica, la cantante è riuscita ad emozionare tutti noi con la sua determinata delicatezza e col suo fascino celestiale.

Potete acquistare il dvd del film a questo link.

Vi saluto e vi ricordo di seguirci sui nostri canali social, a presto con una nuova recensione!

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-Simone

QUANDO C’ERA LVI Vol.1- La satira fumettistica antifascista.

Bentornati o benvenuti su The Reviewers da Arwen che oggi vi parlerà di un fumetto italiano un pò particolare.

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Quando c’era lvi è un fumetto satirico edito dalla casa editrice Shockdom. Alla sceneggiatura troviamo Daniele Fabbri a ai disegni Stefano Antonucci già conosciuti per altri lavori come Gesù La trilogia e V for Vangelo.

Il primo volume di questa miniserie, composta da 4 fumetti, è uscito ad Aprile 2016 e già da subito ha suscitato interesse, consensi, critiche positive e non, e rabbia, soprattutto da parte di chi non ha apprezzato che al centro della satira vi fosse proprio LVI, il Duce.

La trama del fumetto ruota attorno a un trio di perspicaci (si fa per dire) seguaci di Casa Pound: Giannone, il leader del gruppo, il camerata Albino e il camerata Eddo. Il sogno e la missione dei tre personaggi è quella di riportare in vita Mussolini, per riportare ordine e gloria nel movimento fascista e al Paese intero.

Per raggiungere questo scopo, il “sagace” trio, si avvale dell’aiuto di un esperto di genetica, Heinz Krauler, scienziato ed ex ufficiale delle SS. Tuttavia il risultato, seppur strabiliante, è “leggermente” diverso da quello che tutti si aspettavano. Infatti qualcosa è andato storto. Il Duce è tornato, ma è nero!

Il fumetto convince e diverte fin dalle prime pagine e lo fa senza filtri o inibizioni, con battute a volte originali, a volte meno, ma che fanno ridere lo stesso. Dialoghi e disegni sono ben organizzati e ben colorati, e la storia fila liscia senza intoppi e senza troppe perdite di tempo inutili. Inoltre nelle ultime pagine, vi sono dei contenuti extra davvero molto spassosi!

Per il momento ho acquistato e letto solo il primo volume di questa miniserie ma mi ha convinto così tanto che procederò sicuramente all’ acquisto degli altri 3 volumi. Shockdom, la casa editrice che si propone di pubblicare e valorizzare solo fumetti italiani, attira sempre più l’attenzione proponendoci idee satiriche, feroci e sovversive!

Il fumetto ha un costo di 3,00€ e potete acquistarlo qui (scopri come risparmiare con Amazon).

VOTO: 7/10

Alla prossima,

Arwen

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INSCIALLAH- Oriana Fallaci

Il romanzo si apre con la notte del 23 ottobre 1983. Angelo, un soldato del contingente italiano a Beirut, medita sulla sua relazione con la bella libanese Ninette. Le sue riflessioni vengono accompagnate dai latrati dei cani che in realtà sono fantasmi di cani e in quanto storpi e mancanti di alcuni parti del corpo sono bellissimi e poiché sono morti sono anche immortali, quindi vivi.

All’alba l’intero comando viene svegliato da un forte boato: un grosso fungo si erge al cielo e dei manichini, che una volta erano uomini, volano per aria creando uno spettacolo macabro e raccapricciante. Il primo camion ha attacco gli Americani. Pochi minuti più tardi un nuovo boato: un altro grosso fungo si erge al cielo e dei manichini che una volta erano uomini volano per aria creando un nuovo spettacolo macabro e raccapricciante. Il secondo camion ha attaccato i Francesi.

Gli Italiani sono in attesa del camion destinato loro che non arriva. Alcuni credono di essere stati risparmiati altri sono sicuri che la loro esecuzione è stata solo posticipata, è stata data loro la possibilità di vivere ancora per un po’, di illudersi che probabilmente sopravvivranno.

Nella storia nulla è lasciato al caso: ogni singola frase, ogni singola azione anche le più semplici e insignificanti sono finalizzate alla costruzione di questa tragicommedia, come la Fallaci stessa la definisce.

L’intera serie di eventi ruota intorno alla formula matematica S = k ln W, l’equazione di Boltzmann, che serve per calcolare il livello di entropia nell’universo, ovvero la Morte secondo l’interpretazione di Angelo. Da questa formula Angelo vuole ricavarne l’opposto: la Vita. Angelo è il protagonista dell’intera storia ed è anche un personaggio nuovo, non stereotipato, un po’ amletico ma, a differenza degli altri, per niente omerico.

Infatti, la storia è una sorte di Iliade contemporanea. Ogni personaggio rappresenta uno degli eroi contenuti nel poema omerico, tranne Angelo appunto. Oriana stessa lo descrive in una lettera del Professore, uno dei tanti personaggi che costellano e compongono la trama della storia oltre ad essere uno dei due alter-ego della scrittrice presenti nel romanzo: «Infatti il personaggio che mi intriga di più non ha niente a che fare coi modelli offerti dal divino poema. È l’amletico scudiero di Ulisse, un bel sergente pensoso e illuso di poter risolvere con la matematica due problemi riducibili a un unico problema: l’amore che una splendida e misteriosa libanese gli rovescia addosso e la crisi esistenziale che la teoria di Ludwig Boltzmann alimentano in lui.»

L’autrice è riuscita a caratterizzare così bene i suoi personaggi che a un certo punto mi sembrava di poterli vedere, toccare e ascoltare. La Fallaci ci mostra la guerra con gli occhi degli uomini del contingente italiano filtrandola attraverso le loro esperienze prebelliche, le loro attitudini e il loro temperamento. Non è raro trovare nel libro dialoghi e pensieri nei vari dialetti italiani, in inglese, francese, arabo, latino o tedesco. Mi viene quasi spontaneo definirlo “plurilinguismo fallaciano”.

La Fallaci, inoltre, ci ricorda che quelli al fronte prima di essere soldati sono uomini. Sebbene l’addestramento avrebbe dovuto portarli a una freddezza e imparzialità nell’eseguire gli ordini, in alcune situazioni non posso fare a meno di lasciarsi trascinare dalle emozioni e dall’amore. L’amore viene descritto nelle sue varie forme: l’amore per una bambina che ricorda la propria sorella o per un bambino che è riuscito a farti ritrovare la forza per andare avanti; l’amore per un amico affianco del quale sei diventato un soldato e da un suo piccolo gesto riesci a comprendere ciò che tace; l’amore per una suora che è riuscita a farti amare una città nella quale il caos regna sovrano; l’amore per una bambola che a differenza di altri è riuscita ad ascoltarti e capirti; l’amore per una prostituta che ha visto in te quello che nessun altro aveva visto; l’amore tra due anime sole e abbandonate che si completano a vicenda; l’amore per una donna che risolve i tuoi problemi in una lettera d’addio e senza che tu l’abbia mai vista riesce a farti innamorare.

La lettura di questo romanzo mi ha distrutta e svuotata come nessun altro libro avesse mai fatto. È stato sfiancante: era come se io fossi in guerra a Beirut con loro.

E proprio perché era una guerra, Oriana non si è fermata a raccontare le storie dei soldati italiani, è andata oltre. Ha raccontato le storie dell’altra faccia della medaglia: i palestinesi, gli Amal e i Figli di Dio. Ha raccontato la ferocia dell’uomo verso i propri simili, verso gli animali e verso tutto ciò che lo circonda. Perché nella guerra il prezzo più alto viene pagato da chi delle nostre battaglie non importa nulla, da chi porta doni al proprio amico, da chi vuole raggiungere l’uomo che ama, da chi sta semplicemente pascolando l’erba.

Oriana Fallaci non ha semplicemente raccontato la storia di una guerra.

Oriana Fallaci ha dipinto l’uomo nella sua vera forma.

Oriana Fallaci ci ha mostrato chi è il vero nemico dell’uomo: l’uomo stesso.

Oriana Fallaci ci ha mostrato chi è il vero nemico dell’uomo: l’uomo stesso.

Alla prossima, Vollmond.

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CHOOSE, READ, REVIEW!- “The Chemist”

Bentornati! Oggi parliamo di una scelta narrativa recente ed efficacemente intrigante. L’autrice ha cambiato totalmente il suo genere letterario per redigere questo incredibile romanzo. Ma ora bando alle ciance, la recensione di oggi è su…

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“THE CHEMIST- LA SPECIALISTA” di Stephenie Meyer

Ma prima di iniziare con la recensione vera  e propria, vediamo un po’ la trama.

TRAMA: Lei lavorava per il governo degli Stati Uniti, per un’agenzia così segreta che non ha neanche un nome. È un’esperta nel suo campo, ma adesso sa qualcosa che non dovrebbe sapere, e i suoi ex capi la vogliono morta. Subito. Non può restare a lungo nello stesso posto, né mantenere la medesima identità per troppo tempo, e l’unica persona di cui si fidava è stata uccisa. Quando le viene offerta la possibilità di mettersi in salvo, in cambio di un ultimo lavoro, lei accetta, ma nel momento in cui si prepara ad affrontare la sfida più dura, si innamora di un uomo. E sarà una passione che può soltanto diminuire le sue possibilità di sopravvivenza. Mentre tutto si complica, la Specialista sarà costretta a mettere in pratica il suo «talento» come mai prima. In un mondo in cui i rapporti di fiducia mutano di continuo, dovrà muoversi con ingegno e astuzia per proteggere se stessa e l’uomo che ama.

Stephenie Meyer, già autrice di bestseller come “Twilight”,è tornata alla riscossa e ci propone un racconto molto lontano dal suo genere ricorrente che tende principalmente al paranormale. In questo racconto dalle sfumature thriller, indirizzato ai giovani ma rivolto a tutte le fasce di età, la Meyer narra una storia che potrebbe effettivamente essere reale ed inserisce tanti piccoli particolari che conducono ancor di più ad avvalorare il concetto di realtà. Il romanzo si presenta come un intreccio narrativo costituito da un filone logico consequenziale al quale vengono molto spesso affiancati numerosi flashback che servono a comprendere meglio il passato della protagonista della storia. L’inizio del libro coincide con l’inizio della storia narrata e non vi sono particolari figure costruttive che lascino intendere come andrà a finire la storia. Il registro linguistico si mantiene di livello medio per tutta la durata del romanzo ed il lessico utilizzato è facilmente comprensibile da una fascia giovane di lettori, ai quali è principalmente rivolto il libro. Nonostante ciò non mi sento di sconsigliarlo al resto del pubblico ma rimane sicuramente una lettura molto facile e scorrevole. Lo consiglio prevalentemente a chi, come me, ha una settimana impegnativa e non vuole rinunciare alla lettura optando su libri come questo che si presentano facili e scorrevoli ma anche e, soprattutto, molto appassionanti ed intriganti. La facilità del linguaggio utilizzato non disturba assolutamente la lettura e la presenza di scene forti e virulente che rimangono costanti e ben dettagliate durante tutto il romanzo.  La narrazione si presenta in terza persona esterna, un ottimo esempio di focalizzazione zero che vede il narratore onnisciente. L’impressione principale è che sia proprio l’autrice a narrare il suo racconto che potrebbe anche essere influenzato dalla sua vita e dalle sue esperienze. Ed in effetti la somiglianza col personaggio principale è facilmente intuibile. Metaforicamente parlando la storia potrebbe tranquillamente sembrare il racconto della propria vita. Una donna che, all’inizio, vive la sua vita in maniera sregolata e rocambolesca ricadendo molto spesso in problemi che la portano a n on avere più compassione per nessuno. Tutto cambia all’arrivo del suo vero amore che la porterà a cambiare radicalmente il suo carattere e a scegliere finalmente di  lottare per se stessa e per il suo amato invece di scappare di fronte a tutti i problemi e le avversità che la vita ci pone davanti.

Il libro è composto da 540 pagine suddivise in 32 capitoli di circa sedici o diciassette pagine ciascuno.

Potete acquistare il libro tramite questo link.

Non dimenticate di lasciare un like ed un commento e continuate a seguirci tramite i nostri canali social! Ci vediamo alla prossima recensione!

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-Simone

IL DIRITTO DI CONTARE: le tre donne afroamericane che hanno fatto la storia alla NASA.

Presentiamo oggi la seconda recensione della categoria proponendovi un film che ci ha particolarmente colpito e di cui vogliamo parlarvi.

Il film Il diritto di contare, è tratto dal libro Hidden Figures: The Story of the African-American Women Who Helped Win the Space Race, e racconta la vera storia di Katherine Johnson una matematica, scienziata e fisica afroamericana.

Ci troviamo in America, nello stato del Virginia, nel 1961, anno in cui vi sono ancora troppe incertezze sul riconoscimento dei diritti agli afroamericani e alle donne. Katherine Johnson, insieme alla sue colleghe Dorothy e Mary, anch’esse afroamericane, partecipano a uno dei più grandi eventi della storia dell’uomo: la corsa alla scoperta dello spazio tra Russia e Stati Uniti d’America.

Il trio di amiche e colleghe lavora infatti per la NASA, contribuendo, in modi e con ruoli diversi, a perseguire un obiettivo molto difficile ma non impossibile da raggiungere. La brillante Katherine, che già da bambina si dimostra un prodigio nelle materie scientifiche e matematiche, viene assunta presso il reparto Space Task Group che viene gestito da Kevin Costner nei panni del direttore Al Harrison. Il reparto è costituito essenzialmente da uomini bianchi tra i quali troviamo anche Jim Parson (il celebre Sheldon Cooper di The Big Bang Theory) nel ruolo di un brillante, quanto antipatico ingegnere. Tutti si dimostrano molto diffidenti con Katherine, che dovrà subire i continui sguardi misti a curiosità e ribrezzo da parte dei colleghi che non sopportano che una donna afroamericana corregga i loro calcoli e partecipi a un progetto così importante.

Dorothy Vaughan viene messa a capo di un gruppo di lavoro composto esclusivamente da donne afroamericane matematiche che avevano il compito di fare, rifare e ricontrollare calcoli di ogni tipo in modo tale che gli ingegneri, i fisici e i matematici bianchi della NASA avessero il tempo di dedicarsi anche ad altro. L’intera squadra verrà successivamente incaricata di programmare il primo computer, non umano, che permetterà di facilitare e velocizzare i calcoli relativi alle traiettorie del Programma Mercury, il primo programma statunitense a prevedere missioni spaziali con equipaggio. Anche Dorothy dovrà fare i conti con il razzismo e altre difficoltà dovute soprattutto all’essere una donna e non un uomo.

Mary Jackson, come le altre due donne, è una brillante matematica e viene inserita nel progetto con la mansione di calcolatore, per poi diventare la prima donna nera ingegnere assunta presso la NASA.

Il frenetico e stancante lavoro di squadra, e la revisione degli ultimi calcoli da parte di Katherine Johnson permetterà a John Glenn di diventare il primo astronauta americano a percorrere un’orbita completa intorno alla Terra.

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Alla regia del film troviamo Theodore Melfi, conosciuto soprattutto per il film St. Vincent del 2014 per il quale ricevette la nomination al Golden Globe per il miglior film commedia o musicale. Nel cast, invece, troviamo attori già noti al mondo del cinema come Kevin Costner, Kirsten Dunst, Jim Parson, Mahershala Ali (che compare anche in Moonlight). La protagonista principale rimane comunque Katherine Johnson, che viene magnificamente interpretata dall’attrice Taraji P.Henson, e che viene affiancata da Octavia Spencer nel ruolo di Dorothy Vaughan e da Janelle Monàe nel ruolo di Mary Jackson.

Il film riporta fatti veri e fatti meticolosamente distorti per far quadrare bene la storia. Per esempio pare che il personaggio interpretato da Kevin Costner sia stato inventato, stessa cosa vale per i personaggi interpretati da Kirsten Dunst e Jim Parson. Tuttavia, trovo che sia un film molto piacevole, che scorre bene, e che soprattutto dà modo di ragionare su quali fossero le situazioni sociali del tempo, un tempo che comunque non è poi così lontano dai giorni nostri.  La storia personale delle protagoniste viene inserita in un contesto più grande, storico e sociale. Film consigliato, soprattutto a chi cerca storie interessanti ma al tempo stesso costruttive e istruttive.

VOTO: 8/10

CURIOSITA’:

  • In quel periodo venivano utilizzare delle targhette per indicare quali servizi fossero dedicati esclusivamente alle persone di colore. Queste targhette, che erano diffuse in tutte le istituzioni e luoghi pubblici, sono utilizzate anche nel film a sottolineare le profonde discriminazioni a cui erano soggetti i neri in quel caotico periodo;
  • Il film è uscito in Italia l’8 marzo 2017, in onore della Festa delle donne e del riscatto sociale di quest’ultime.

Come sempre vi invito a lasciare un commento 🙂 Fateci sapere se avete già visto il film e cosa ne pensate o se vi ho incuriosito con questa recensione!

Alla prossima,

Arwen.

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